dice, come ci si sente con un anno in più?

Sono andata al bagno a fare la pipì e avevo addosso una salopette, quella da meccanico hawaiano, come dicono i miei fratelli (ma come ti vesti!). Quando vado al bagno con la salopette addosso poi non la sbottono tutta, ma solo una bretella e sfilo l’altra, così faccio prima.

Allora niente, mi sono seduta e ho fatto la pipì, quando ho finito mi sono accorta che nel cesso c’era la bretella, c’era finita dentro quando me la son levata e ci avevo fatto pipì sopra.

Mi succede sempre.

Adesso ditemi voi quanta pazienza devo avere io a vivere con me stessa.

Auguri!

Cristo ci é arrivato e poi é morto

Today is my birthday

figliodinessuno:

un pezzo grandioso contro gli hipster di merda
e tutto il vuoto che c’è dietro le barbe
i tatuaggi le biciclettine
i mac
una generazione di stronzi
senza nemmeno il talento per drogarsi

(via paul-emic)

“Sbirciavo le proposte dei corsi di laurea vecchi e nuovi nelle università dell’Emilia Romagna e ho notato che non c’è il corso “Come sopravvivere alla crisi: mezzi e metodologie della vita rurale per ripartire da zero” con la specializzazione “Armi improprie, autodifesa e organizzazione tribale nell’Europa post crisi”. Niente da fare, il nostro mondo accademico non è mai sul pezzo.”
— 3nding (via 3nding)

Concordo

(via 3nding)

nickdrake:

Playwright Sam Shepard and singer and poet Patti Smith

(via ottomuratti)

“Non sono cattivo, sono sincero.”
— Un collega (via soggetti-smarriti)

Siamo in due allora

“I am a lover without a lover. I am lovely and lonely and I belong deeply to myself.”
— Warsan Shire (via seabois)

(via notnecessarilyalive)

Il Mito

parlamipersempre replied to your post“una storia su un pomeriggio”
Stavolta ti sei superata.
non puoi capire i viaggi che mi faccio quando sto rilassata al mare a farmi bagni e canne, ieri era perfetto, tutto
figliodinessuno replied to your post“una storia su un pomeriggio”
bruciata
il problema vero è che non è colpa della droga, ci vuole pazienza
diceriadelluntore replied to your post“una storia su un pomeriggio”
la più bella storia che ho letto da te :)
questi momenti sono l’unica cosa che ho paura di perdere, l’unica

una storia su un pomeriggio

Ieri sono scesa al mare, ero in bici e avevo l’ombrellone, arrivo alle solite scalette e vado per scendere, ma mi fermo e penso che il giorno prima mi era capitato quell’inesistente inconveniente col cane randagio e i gabbiani, che stavano sempre lì e quindi decido di spostarmi, lascio la bici alle scalette, prendo l’ombrellone e mi sposto due scalette più in là.
Pianto l’ombrellone e mi stendo sulla spiaggia, sotto al sole, al venticello, si stava come una poesia, il mare calmo, verde, di un luccichio commovente allora decido di fare un bagno, ma mi serviva una doccia dopo il bagno, allora la cerco, come le persone che hanno imparato a guardare se c’è un rotolo di carta igienica prima di iniziare a cacare.
Cerco la doccia e non c’è.
Cazzo ma l’hanno cacciata ieri? ma che palle, ma come mai, non so, cioè forse per l’inverno la levano, ma mi pare presto, niente, guardo e la doccia non c’è.
Triste.
Niente bagno.
Abbattuta mi appisolo, dopo poco arriva l’uomo del mare, porta musica e erba e mi risolleva il morale.

Non c’è più la doccia.
Ma davvero?
Eh.
Vabbè, devi farla per forza?
Sì, dopo lavoro.
Eh.
Fuma va.
Fumo. Forse dovrei smettere, se fumo, al sole poi il mio fisico non regge più come prima, mi sento troppo rilassata.
Beh, ti lamenti.
Potessi fare il bagno mi riprenderei, poi guarda l’acqua oggi, mi viene da piangere.

Verdena, cretina.

Fumiamo.
Lui va, poi torna, non so, va e viene, ma sta sempre al mare, io dormo beata in quel momento perfetto.
Torna.
La doccia c’è, sei tu che sei orba e non la vedi, eccola.
Ma dove?
Dove sta sempre, alla seconda scaletta, non la vedi, ma se ti avvicini c’è.
Ma sei sicuro?
Sì.
Dai! ma allora faccio il bagno.

Il bagno più bello della mia vita.
Ieri.
Il più bello.
In un mare trasparente di metà settembre, in un pomeriggio perfetto, in acqua solo io per chilometri.
Solo io.
Volevo morire, il momento migliore.
Se potessi descrivere la felicità, non vi dirò mai che è fatta di niente.

Ho potuto fare la doccia, è vero, c’era, aveva ragione lui, c’era un leggero venticello e la sabbia era fine e morbida e l’aria aveva il sapore di posti lontani, sono tornata con gli occhi chiusi immaginandomi su un’altra spiaggia.
Sarei potuta essere ovunque.
Qualsiasi posto è lontano
Lontano da dove?
Da chi?
Ero a Lanzarote.
A Cadiz.
A Essaouira
A Capo Verde
Ovunque.
E poi è finito l’effetto della canna.
E mi sono messa a dormire.
E lui è tornato di nuovo.
E poi è andato via.
E pure io.

Prendo le mie cose, l’ombrellone, mi carico tutto, torno alle scalette e la mia bici non c’era, cazzo me l’hanno rubata, ma chi? Ma non c’è nessuno, ma poi ma ti pare, quando mai, mo tra tutte le bici proprio la mia di merda? Che palle.
Mi avvio rassegnata.
Poi dopo 10 metri torno indietro.
La mia bici era alla seconda scaletta, dove l’avevo lasciata, dove stava anche la doccia che secondo me avevano levato

Hoka nr. 949

antiletterario:

Il ricordo più vivido che ho del primo giorno di scuola è la mia compagna di banco che piange come un vitello. Biondissima, iperuranica, incosolabile.

Ieri un amico mi ha mandato la foto di suo figlio sul cesso. Chissà se anche quell’infante, dopo aver passato il week end a defecare su Whatsapp, Facebook e Instagram, oggi ha il nodo alla gola.

dica 36

autolesionistra:

L’università di Stantufford ha analizzato un campione di gente-che-conosco con lavori di tipologia poco soddisfacente per caratteristiche contrattuali ad alta volatilità e/o impegno temporale paragonabile alle fabbriche di palloni del Rajasthan.

I risultati mostrano:
- un 8% che se ne sbatte a frullino, vuoi perché nella vita magari ha passato di peggio, vuoi perché dove la metti sta, ma tende a non esternare insofferenza anche davanti ad amputazione di arti (incidentalmente, massimo rispetto)
- un 15% che accusa un certo peso e che auspicherebbe (o s’impegna direttamente per) miglioramenti o incrementate tutele lavorative per la loro posizione
- un restante 77% che abbraccia la propria condizione come forma di sofferenza endemica del genere umano e che interpreta ogni tutela contrattuale superiore alla loro come privilegio anacronistico da abbattere a legnate

Il campione non è statisticamente rappresentativo, ma quel 77% lì è una torta cucinata di governo in governo alla quale renzi sta mettendo la ciliegina, e credo sia il risultato più agghiacciante in termini di politiche sul lavoro.

Di fatto accettare la definizione stessa di “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti” (che è un contratto a tempo indeterminato temporaneamente privo di tutele, ma così si vende peggio) è l’ultimo chiodo sul coperchio di una bara, più ideologica che normativa, nella quale il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa non è una roba scritta nell’articolo 36 della costituzione ma un capriccio radical-chic.
Tanto per stare sullo stesso articolo, l’unica riforma renziana degna di nota è stata lo svecchiare “Il lavoratore ha diritto al risposo settimanale e ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi” aggiungendo “oppure può rinunziarvi e darle al collega malato se ci ritroviamo con un welfare da piccyoni”.

gigiopix:

Confartigianato ha calcolato che lo Stato ha bruciato circa 150 miliardi di euro per pagare questi assegni. Prima dell’introduzione dell’allargamento del retributivo (legge Brodolini del 1969) e delle pensioni baby il peso della previdenza del Pil era inferiore al 30%. Nel 1980 superò il 46, dando il là alla stagione del debito pubblico.

Un giorno dovremo spiegare ai nostri nipoti cosa erano le pensioni, che i nostri genitori avevano ancora, ai bei tempi.

Kids, I’m going to tell you an incredible story.

Ai nostri nipoti?
Ma queste sono cose che devono spiegare pure a me ancora.
Aumentare le tasse ok
Aumentare le imposte ok
Aumentare età pensionabile ok
Aumentare le detrazioni ok
Soffocare i datori di lavoro ok
Aumentare la disoccupazione ok
Intaccare lo status di chi si può permettere scarpe di pelle di panda e barche lunghe chilometri mangiando sulle spalle di tutti gli altri, questo no.
Questo no.
Ma a me chi me lo spiega?